L’antica porta Flaminia fu realizzata, a cavallo dell’omonima via consolare, dall’imperatore Aureliano (270-275 d.C.) e per lungo tempo costituì uno degli accessi favoriti alla città per chi giungeva dal nord.
Agli inizi del V secolo Onorio la trasformò: la facciata fu rivestita di travertino e decorata con una semplice cornice a dentelli. Le mura stesse vennero consolidate e furono realizzate due nuove torri laterali quadrangolari che inglobarono nella costruzione quelle di Aureliano.
Nelle piante di Roma più antiche, la porta continua ad assumere vari nomi tra i quali porta San Valentino, per la vicinanza della basilica omonima e delle sue catacombe o porta Flumentana, per la prossimità con il Tevere. La porta prese poi definitivamente la denominazione del Popolo, dal nome dell’adiacente chiesa.
Papa Sisto IV della Rovere (1471-1484) restaurò parzialmente la porta rafforzandone la struttura. Un secolo più tardi, nel 1561-62, per volere di papa Pio IV Medici (1559-1565), la facciata esterna della porta venne restaurata dallo scultore Nanni di Baccio Bigio, forse con l’intervento di Michelangelo e di Jacopo Barozzi da Vignola. In questa occasione furono riutilizzati molti materiali antichi come le colonne di granito provenienti dall’antica basilica costantiniana di San Pietro.
Una grande lapide collocata nella trabeazione ricorda i lavori:
PIVS IIII PONT MAX PORTAM IN HANC AMPLI/TVDINEM EXTVLIT/VIAM.FLAMINIAM/ STRAVIT ANNO III.
In occasione del trionfale ingresso a Roma della regina di Svezia Cristina Wasa (23 dicembre 1655), convertita al cattolicesimo, papa Alessandro VII Chigi (1655-1667) commissionò il restauro del prospetto interno della porta a Gian Lorenzo Bernini. Nella nuova facciata furono inseriti elementi araldici riferiti sia alla famiglia Chigi (quercia, stella e monti) che alla famiglia reale svedese (le spighe).
A ricordo dell’evento fu posta una lapide: FELICI FAVSTOQVE INGRESSVI/ ANNO MDCLV. Con questo intervento la porta assunse, ufficialmente, la funzione d’ingresso civile e religioso alla città. Nel 1658, per accentuare il significato della porta come ingresso privilegiato alla città santa, tra le colonne del prospetto esterno, vennero poste le statue dei Santi Pietro e Paolo, opere di Francesco Mochi.
Con l’unità d’Italia, venuta meno la funzione difensiva delle mura, porta del Popolo divenne uno dei punti centrali del programma urbanistico della nuova capitale. Per agevolare il crescente traffico la porta fu ampliata con l’apertura di due nuovi archi laterali, operazione che decretò la demolizione delle due torri quadrangolari.
L’intervento (1877-79), realizzato dall’architetto Agostino Mercandetti, è ricordato dalle due targhe poste al di sopra dei fornici laterali:
ANNO MDCCCLXXIX/RESTITVTAE LIBERTATIS X/TVRRIBVS VTRINQVE DELETIS/FRONS PRODVCTA INSTAVRATA S.P.Q.R./VRBE ITALIAE VINDICATA/INCOLI .FELICITER AVCTIS/GEMINOS FORNICES CONDIDIT






2. Nicolle Jean Victor, Piazza e porta del Popolo, chiesa di S. Maria del Popolo e obelisco Flaminio, 1787 circa
3. Fronte esterno di Porta del Popolo, iscrizione di Pio IV sul fornice maggiore
4. Porta del Popolo, veduta interna prima dell’apertura dei fornici laterali, 1860-1880 circa
5. Porta del Popolo. Stampa del XIX secolo
6. Porta del Popolo, facciata interna