Porta Pinciana

Il nome originario non è conosciuto, fu chiamata Pinciana solo nel IV secolo per la vicinanza al Mons Pincius. La porta viene ricordata anche come porta Salaria Vetus, poiché in questo punto transitava l’omonima strada, quindi Belisaria, dal nome del generale bizantino che nel 537 respinse Vitige re dei Goti, ed ancora porciniana, portiniana o turata. 

Nel 275 Aureliano realizzò una posterula a cavallo di una via secondaria: leggermente obliqua rispetto all’andamento delle mura, la porta fu dotata di una torre dalla forma irregolare, realizzata in mattoni e probabilmente a un solo piano. A Massenzio si attribuiscono limitati interventi di restauro, mentre fu con Onorio che, nel 403, la porta assunse dimensioni monumentali. Fu realizzato un fornice più ampio in travertino, sormontato da una prima galleria coperta, dotata di una camera di manovra per la movimentazione della saracinesca: in caso di pericolo la porta veniva sbarrata da due battenti in legno e da una saracinesca che veniva fatta scivolare dall’alto grazie a dei veri e propri “binari” in travertino. Al di sopra fu realizzato un ulteriore cammino di ronda, scoperto e merlato. Fu aggiunta una controporta interna ed una seconda torre, leggermente più piccola della precedente. La posterula divenne così uno dei punti strategici dell’intero circuito, testimone di reiterati assedi.

In tempo di pace il traffico locale si divideva tra porta Pinciana e la vicina porta Salaria. Un singolare documento del 1467 attesta l’uso di concedere le porte urbane in “affitto”, con relativo diritto alla riscossione del pedaggio per il transito, a privati investitori  che si  assicuravano un buon guadagno dalle gabelle applicate a uomini e merci. Nel 1474 al prezzo di «79 fiorini currenti e bolognini 10» un certo conte de Stefano Maccaroni si aggiudicò, con un unico lotto, le porte Pinciana e Salaria (registro della dogana per l’anno 1474, conservato nell’Archivio Vaticano, documento XXXVII, riportato da S. Malatesta in “Statuti delle gabelle di Roma”, Roma 1886).

Nel XVIII secolo le torri si conservavano ancora fino al secondo piano ma, intorno al 1821, la struttura era talmente fatiscente e traballante che, per motivi di sicurezza, furono abbattute le parti sommitali e foderata la parte inferiore della torre orientale, poi ulteriormente rinforzata ai tempi di Pio IX. Per agevolare il traffico, tra il 1908 e il 1935, sacrificando la muratura antica, furono aperti gli attuali  passaggi veicolari.

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